avvicinamento
LU A, 3, 8, 13 Fermata Verona-San Bartolameo(A)/Ferr. Valsugana (R)
descrizione
Questo è un itinerario che, per la lunghezza, si potrebbe dividere almeno in due. Nella sua interezza è da consigliare solo a chi ha buon allenamento e buona gamba, anche se non ci sono difficoltà tecniche di rilievo. Il punto intermedio in cui eventualmente fermarsi è il Rif. Maranza (disponibilità di pernottamento, naturalmente previa prenotazione) magari per finire il giro il giorno dopo. Sia il Rif. Maranza che il Rif. Bindesi sono aperti tutto l'anno ma è sempre meglio chiamare per conferma, soprattutto fuori stagione e nell'infrasettimanale (ottobre-marzo).
Si parte dalla fermata di San Bartolameo in Viale Verona a Trento, nella parte sud della città. Attraversata la strada ci dirigiamo verso la moderna chiesa del Sacro Cuore. Subito prima di arrivarci giriamo a dx. attraversando il parcheggio in Viale dei Tigli. Fatti pochi passi tra le alte costruzioni abitative, risalenti agli anni del boom economico (anni '60), ci immergiamo nel piccolo parco che mitiga un po' lo squallore circostante (si sarà capito che io non sono un animale da città anche se vivo in una realtà molto simile a questa). Restando sulla sinistra del parco (Giardino E. Pruner) arriviamo alla sua conclusione e, dopo poco ancora, giriamo in una piccola stradina che se ne distacca sulla sx. Percorriamo la viuzza tra i condomini ed arriviamo in breve in via Chini, dove gireremo a dx. Percorriamo, su marciapiede, poche decine di metri fino a dove la strada si biforca. Sul muro della casa verde al centro, oltre al piccolo cartello che ci indica il nome della via (Via S.Bartolameo), troviamo anche l'ormai familiare cartello in legno con scritte gialle degli itinerari della Forestale, contrassegnato con il n° 10. Si sale a dx. tra le moderne case trovandosi però quasi subito in un ambiente d'altri tempi, tra muri a secco, orti e lo scrosciare del Rio Cagarèl per raggiungere dopo breve salita, il cimitero e la bella chiesa di San Bartolameo(43) (XII sec.) a m. 235 s.l.m.. Pochi metri sotto il cimitero e la chiesa una passerella attraversa la ferrovia e ci porta verso la S.S. della Fricca che risaliremo per breve tratto e, giunti al bivio con la strada del Cernidor, ritroviamo il segnale sulla sx. (tabella numeri dal 3-43). La strada sale costante tra le case fino a passare sotto alla Ferrovia della Valsugana(42) che abbiamo oltrepassato solo poco prima. Subito dopo la strada finisce e viene sostituita da un sentiero (strada de La Toresela così detta dalla Torre rinascimentale che incontriamo sopra di noi dopo pochi minuti di cammino) che si diparte sulla sinistra inoltrandosi tra il bosco ed i campi coltivati, aprendosi al panorama sulla città sottostante. Sbuchiamo dopo poco sulla S.P. 131 che collega Povo a Villazzano ed alla strada della Fricca. Sulla rotonda ci troviamo di fronte la chiesa dei SS. Stefano e Bartolomeo, del primo Ottocento e subito a destra la sede della delegazione comunale, ospitata nella splendida Villa Mersi col Parco annesso. La attraversiamo e ci avviamo verso il paese in leggera salita (via dei Colli). Per abbreviare il percorso si può salire direttamente da Trento a Villazzano in bus e scendere alla fermata Villazzano Chiesa (autobus n° 6-13). Da via dei Colli passiamo davanti all'entrata laterale al giardino della succitata Villa Mersi, che sicuramente merita una sosta, essendo una delle ville nobiliari più belle del Trentino ed attualmente occupata dagli uffici periferici del comune. Da Piazza Nicolini prendiamo Via della Villa verso dx. e tralasciamo stavolta il cartello che indicherebbe la continuazione per la Salita dei Molini (fontana in bronzo all'entrata nord della Villa). All'incrocio tra la Strada della Pozzata e Via Torricelle imbocchiamo quest'ultima (ind. it. 11), sempre in salita e purtroppo senza marciapiede. Il traffico è essenzialmente locale e mai caotico: teniamo comunque la destra facendo attenzione. Dopo il bivio con Via della Villa Parolari, continuiamo per la strada fin qui percorsa in leggera discesa (q. 385-altro cartello it. 11). Giunti all'inizio della discesa della via verso San Rocco, troviamo a dx. l'austera Villa Torricelle con il suo bel parco ed a sx. una stradina che si inoltra in campagna. Il cartello all'angolo ci indica proprio questa via dove torniamo a calcare la terra lasciando, stavolta per un bel po', l'asfalto. Fatti pochi passi arriviamo all'inizio del Sentiero degli Aquiloni(41) Il fondo del sentiero varia da boschivo ad erboso a lastricato (composto di una mistura di scarti di porfido e cemento per favorire la salita ed il contatto con la via da parte delle persone ipovedenti destinatari principali del sentiero,). Il percorso è segnalato di durata di circa due ore ma naturalmente i camminatori normodotati lo percorreranno in molto meno tempo anche se sarebbe interessante chiudere gli occhi e provare cosa significa deambulare senza vedere. Oltrepassiamo il bivio che porta a San Rocco ed arriviamo invece, con piccola disgressione al terrazzo panoramico. Seguiamo i segnali biancorossi dipinti sugli alberi e i tronchi messi lungo il sentiero a mo' di steccato arrivando al Pian dei Bindesi (q. 620) dopo poco più di un'ora (1 h. 15'). Possiamo decidere di sostare brevemente al rifugio Prati ai Bindesi (a pochi passi q. 611) oppure proseguire direttamente sul sentiero 412, seguendo altresì le frecce dell'it. 11 verso la Marzola ed il Rif. Maranza. Continuando sulla forestale tra pini neri e bosco ceduo, arriviamo alla loc. Sass del Carpen (q. 820) dove troviamo il bivio con la strada per il forte Brusafer-Pramarquart. Continuiamo in salita per il 412, arrivando dopo 2 h. 35' al Rif. Maranza (q.1072) dove si può decidere di fermarsi per il pranzo, assaggiando l'ottima cucina di Paolo Betti, da qualche anno apprezzato gestore del Rifugio. Proseguendo per la strada forestale poco sopra (sempre 412) sfioriamo il Primo Forte e La Calcara (q. 1205 grande fornace dove un tempo dalle pietre calcaree, molto abbondanti in zona, si otteneva la calce dopo lungo procedimento-area di sosta). Lasciamo le indicazioni per Malga Nova e per il Secondo Forte sulla sx. e proseguiamo, tra larici ed abeti, fino al “Cippo Livio Sartori”(q. 1585) ed al bivio col sent. 411. Proseguiamo sul 412 fino al Pra Grando (bivio it. 438) ed al Bivacco Bailoni, dove chi non ha ancora vuotato lo zaino potrà farlo sedendosi sulle panche predisposte nello spiazzo antistante. Ma se si avrà la bontà di aspettare qualche minuto e salire qualche metro ancora, eccoci arrivati alla Cima Marzola sud o Croce di Villazzano (q.1736-4h.30'). Il panorama è maestoso e spazia, spostandosi di pochi passi sulla cima, dal Lagorai al Brenta, dai laghi di Caldonazzo e Levico alla città di Trento e alla Vallagarina. Scendendo dalla cima verso l'altra croce, visibile in lontananza, arriviamo in breve (10'-15') alla Sella della Marzola (q.1692) dove convergono i sentieri 411, 411A, 412 e 433. Noi continuiamo in cresta sul sentiero 411A verso l'altra cima Marzola a nord, che raggiungeremo in una decina di minuti (q.1738-4h.55'). Dalla cima (anche qui una sosta è d'obbligo per il panorama che, sostanzialmente, è molto simile a quello dell'altra vetta ma con un punto di vista più nordico che lo rende parimenti interessante) continuiamo il sentiero 411A che scendendo ripido nel bosco (alcune finestre sulla Valsugana si aprono per permetterci di ammirare i contrafforti rocciosi di questo versante, specialmente lo spuntone roccioso denominato “El Popo”-il Bambino o “L'Omenet”-il Piccolo uomo) arriva alla confluenza col sentiero 411. Proseguendo in discesa a dx. raggiungiamo in breve al bivio col sentiero 436 che imboccheremo arrivando, dopo qualche minuto di “esplorazione” boschiva, al Dos dei Corvi (q.1475) croce in legno, casamatta in calcestruzzo con bel panorama su Pergine, la Val dei Mocheni, il Pinetano ed il Lago di Caldonazzo. Attenzione subito sotto il Dos dei Corvi il sentiero 436 si immette a dx. in una trincea, pur proseguendo il suo cammino diritto. Scendendo per il bosco si osserva il mutare della vegetazione, dai mugheti d'alta montagna via via a quella collinare. A q. 1240, in loc. Fond de Sora ci troviamo in un pianoro con una bella faggeta, scendendo poi ancora verso N e verso Fond de Mez. Le indicazioni sono sempre verso Susà di Pergine (segnali bianco-rossi dipinti su alberi, abbastanza datati alcuni, altri meno). A q. 990 (Spiaz dei Quatro Soldi) incrociamo la strada che porta al Passo del Cimirlo, poi intersechiamo il metanodotto in alcuni tratti. La strada si fa più larga fino a sbucare in loc. La Casara di nuovo su asfalto. Dopo aver lasciato il campo sportivo sulla destra, si scende velocemente tra prati e frutteti su Via alla Malga (incrocio Via delle Calcare a dx) e Via Rio Santo arrivando alla Piazza della Chiesa di S.Floriano (poco prima un bar sulla dx. ci consente il meritato ristoro). Qui si può decidere di prendere i mezzi (LU di Pergine n° 5, non frequentissima specie i festivi) per recarci a Pergine e successivamente tornare a Trento, oppure proseguire per un'altra mezz'ora a piedi fino a raggiungere il Centro intermodale (via Pomarol fino a dopo il cavalcavia della Superstrada, poi via Molin del Palù fino al passaggio a livello, poi a sx in Via al Lago, Viale Venezia e viale Dante fino a destinazione). In tutto circa 7 h. 30' di cammino, dalla Valle dell'Adige alla Valsugana, passando per la Cima della Marzola.